Alla fine dell’estate 2026 la Marmolada registra una nuova e preoccupante perdita di ghiaccio. Il ghiacciaio è arretrato in media di 23 metri, circa il triplo rispetto allo scorso anno, mentre la superficie complessiva è scesa da 92 a 83 ettari. Una riduzione così marcata era stata registrata soltanto nel 2022, l’anno del tragico crollo. È quanto emerge dall’ottava Campagna Glaciologica Partecipata sulla Marmolada, promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova, che ha consentito di aggiornare i dati sul principale ghiacciaio delle Dolomiti, al confine tra Veneto e Trentino-Alto Adige.
La situazione più critica riguarda il fronte occidentale della Marmolada. In appena due anni l'arretramento ha raggiunto i 120 metri, mentre la quota del fronte è ormai superiore ai 2.900 metri.
A pesare sul bilancio del ghiacciaio è stata anche un’estate eccezionalmente calda. Secondo Gianni Marigo di Arpav, quella appena conclusa è stata sulle Dolomiti la più calda almeno dal 1991. Non si sono verificate nevicate nemmeno alle quote più elevate ed è proseguito il degrado del permafrost. Particolarmente significativo anche il dato rilevato alla stazione del Piz Boè, la vetta più alta del Gruppo del Sella, dove non è stato trovato terreno gelato a nessuna profondità.
La fotografia della Marmolada restituisce così un quadro sempre più critico: meno superficie, arretramento accelerato e assenza di neve alle quote più elevate. Un’evoluzione che conferma la forte vulnerabilità del ghiacciaio di fronte all’aumento delle temperature.
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