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| Loggia del Lionello UDINE |

Polentine cjalde,
polentine frede,
polentine rustide,
stantice plui di nûf dîs.
A cui che i plâs cjalde
a cui che i plâs frede
a cui che i plâs rustide,
ma stantice* plui di nûf dîs.
In “Fruts pal mont…”
*Stantice = rafferma
polente la Soluzion:
Induvine induvinacul:
O ai une bree
che e clame dongje
dute la famee.
Lo ha affermato il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin, partecipando sabato 19 settembre alla cerimonia di riconsegna del Castello di Colloredo di Monte Albano, duramente colpito dal sisma del 1976. L’importante intervento di restauro arriva a cinquant’anni dal terremoto e conclude un lungo percorso di recupero del complesso castellano.
“Parliamo di un luogo straordinario e iconico, una delle bellezze della nostra regione – ha evidenziato ancora il presidente dell’Assemblea legislativa del Fvg -. Il fatto che venga simbolicamente restituito proprio in occasione di questo cinquantesimo anniversario assume un significato ancora più forte e testimonia la grande capacità del popolo friulano di rialzarsi, ripartire e ricostruire”.
“Questo anniversario – ha aggiunto ancora Bordin – vuole essere ricordato come un momento in cui il popolo friulano riafferma con orgoglio la propria identità, la propria forza e la propria credibilità, valori che hanno accompagnato un lungo percorso di crescita e rinascita”.
Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti il governatore della Regione, Massimiliano Fedriga, il vicegovernatore con delega alla Cultura Mario Anzil, l’assessore alle Infrastrutture Cristina Amirante, l’assessore alla Finanze Barbara Zilli nonchè il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani.
Il castello sarà riaperto al pubblico da domenica 20 L’intervento di recupero ha portato alla restituzione alla comunità dell’Ala del Nievo dove sono stati restaurati anche alcuni affreschi.
Colloredo di Monte Albano (in friulano Colorêt di Montalban[5]) è un comune italiano di 2 174 abitanti[2] dell'ex provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia. Lo scrittore Ippolito Nievo visse e scrisse le sue opere nel castello di Colloredo.
L’origine del nome di Colloredo deriva, con grande probabilità, dal termine latino “Corylus”, sostantivo destinato ad indicare l’albero di nocciolo, ampiamente coltivato nell’antichità nei territori del colloretano.
Proveniente dalla Bassa Austria, la famiglia Waldsee ed in particolare Eliabordo fu investita del feudo di Mels nel 1026 dal patriarca di Aquileia, dopo la visita di cortesia prestatagli durante la discesa a Roma di Corrado II di Waldsee, incoronato imperatore dal pontefice Giovanni XIX. Iniziò così la storia dei Waldsee nel territorio di Colloredo che sin dal successore di Eliabordo, Albano, presero il cognome "di Mels". Nel 1302, per volontà di Guglielmo II di Mels, si iniziò la costruzione del castello di Colloredo, su concessione del patriarca Ottobuono di Razzi. Terminato qualche anno dopo, ebbe inizialmente scopi meramente ossidionali, stante che la famiglia "di Colloredo Mels" continuò a risiedere nel castello di Mels. Nel 1420 il paese con tutto il Friuli fu assoggettato alla Repubblica di Venezia, per cui ne dovettero accettare la supremazia. Nel 1511 Colloredo fu assediata durante la rivolta della Crudel Zobia Grassa e venne anche colpita, così come una buona parte del Friuli, da un terremoto devastante. I Colloredo Mels furono in lotta con alcuni dei patriarchi di Aquileia, con i conti di Gorizia e con altre famiglie feudali, tra cui i Caminesi, i Savorgnan, i Torriani, tanto che una parte dell'ala est del castello di Colloredo venne dipinta di rosso (assumendo il nome di Casa Rossa) al fine di concentrare in quel punto eventuali attacchi ed evitare così danneggiamenti all'intero complesso manieristico. Dopo il 1511, visto il diminuire delle lotte tra famiglie nobiliari, il castello di Colloredo divenne nuova residenza dei Colloredo Mels, che abbandonarono il precedente castello ed iniziarono un'opera di abbellimento e ampliamento nel maniero colloretano. Nel corso degli secoli i Colloredo Mels ebbero matrimoni tra varie famiglie che ottennero titoli e nobiliari e proprietà entro il perimetro castellano (tra i più celebri si ricorda quello con la famiglia Nievo, da cui discenderà nel 1831 il celebre scrittore Ippolito Nievo).
Pesantemente danneggiato, così come il resto del paese e delle frazioni dagli eventi sismici del 1976, è oggetto di una ricostruzione ed recupero storico artistico che lo riporterà agli splendori iniziali, grazie ad una legge che, parimenti ai paesi di Venzone e Gemona del Friuli, ha concesso alla regione di sostituirsi allo stato nella gestione dell'intera operazione.
Alììnterno
STASERA PER
LA CHIUSURA DI PORFDENONE LEGGE ARRVERA' IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.
Pordenone si prepara a vivere una delle serate più importanti della sua storia recente. Questa sera il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà al Teatro Verdi per la cerimonia conclusiva di Pordenonelegge, appuntamento che proietta la città verso il 2027, quando sarà Capitale italiana della cultura.
L’evento inizierà intorno alle 19, mentre l’intervento del Capo dello Stato è previsto per le 19.30. Gli spettatori muniti di pass, esauriti in pochi minuti, potranno accedere al teatro tra le 17.30 e le 18.30. Prima dell’arrivo del Presidente, Digos e artificieri completeranno la bonifica degli spazi. Imponente il dispositivo di sicurezza predisposto anche con il personale del Quirinale.
Mattarella raggiungerà l’aeroporto di Aviano con un volo di Stato da Ciampino. Al Verdi sarà accolto dal presidente della Fondazione Pordenonelegge.it Michelangelo Agrusti, dal presidente della Regione Massimiliano Fedriga e dal sindaco Alessandro Basso. Dopo il saluto alla città, riceverà l’onorificenza di “Ambassador of freedom”.
Seguiranno l’Inno di Mameli e il “Concerto per l’Italia” de Il Volo, accompagnato dalla Zenith Orchestra. Maxi-schermi saranno attivi in piazza XX Settembre, piazza Cavour, largo San Giorgio e piazza della Motta. Telefriuli seguirà in diretta l’arrivo del Presidente a Pordenone, con i primi collegamenti all’interno del telegiornale delle 19.
dal web
Cuant c’al florîs il cisignòc il dì al è come la gnot. Quando fiorisce il colchico, lo zafferano selvatico, il giorno è lungo come la notte. Siamo cioè all’equinozio d’autunno che cadrà mercoledì 23 settembre. da vita nei campi
Un insegnante è stata accoltellata al collo nei corridoi di una scuola nella Bergamasca da uno studente. La docente, che ha riportato ferite, ha dichiarato l’importanza di spiegare ai ragazzi che gli insegnanti sono loro alleati. La collega ferita a Roma ha espresso solidarietà, sottolineando l’importanza di un confronto tra insegnanti e studenti per prevenire simili incidenti. La scuola è stata messa sotto stretta sorveglianza, e si indaga sull’accaduto.
Succede di frequente nel nostro paese.
Oggi lo psichiatra Paolo Crepet ha detto:
in silenzio
alla forma del mio essere
nella misura consona
al vento che cade dal pendio
nel precipizio fugace della voce.
L’estro della memoria
indossa guizzi d’emozione
negli spazi
modellati d’origami e cesellate geografie.
Soggiorno su nirvana d’estetismo
morbido ingrediente d’un rituale femmineo
sbriciolato su frantumi di passione.
Sul suo asfalto
vibra il movente d’un innato gene
nel calpestio del tallone
mentre si sposta
cavalcando il ciuffo scomposto
da un labile soffio
che svicola, emancipato.
@Silvia De Angelis
Con Thomas Schlesser. Presenta Gian Mario Villalta
Poeta e narratore francese, Thomas Schlesser ci condurrà in un incontro vivo con la poesia, mostrando come le parole dei grandi autori continuino a parlare al nostro presente. Un viaggio nella grande poesia europea del Novecento per scoprire come i versi possano raccontare le domande, le inquietudini e le speranze che attraversano ogni generazione.
(SCUOLE SUPERIORI)
Oggi inizia La festa del libro 27 edizione.
Tutto pronto per l'inaugurazione
Tutti gli ospiti : pordenonelegge
Per non incorrere in un rischio 3 volte più alto di cancro all'esofago, meglio aspettare che il caffè
Quando si parla di patologie provocate dalle zecche, la più nota e temuta è senza dubbio la malattia di Lyme o borrelliosi, un'infezione potenzialmente mortale provocata da batteri del genere Borellia trasmessi da morso degli artropodi (recentemente ne è stata identificata una rara forma a New York). Nelle infezioni sono principalmente coinvolte le zecche del genere Ixodes, come la zecca dei boschi presente anche in Italia. Oltre alla malattia di Lyme, le zecche possono trasmettere anche un'altra grave patologia con esito potenzialmente fatale: l'encefalite da zecche, formalmente conosciuta come meningoencefalite da zecche o meningoencefalite primaverile-estiva, come indicato nel portale Epicentro dell'Istituto Superiore della Sanità (ISS). La ragione risiede nel fatto che, oltre a infiammare il cervello, il virus responsabile può colpire anche le meningi, le
Filastrocca settembrina
già l’autunno si avvicina,
già l’autunno per l’aria vola
fin sulla porta della scuola.
Sulla porta c’è il bidello,
che fischietta un ritornello,
poi con la faccia scura scura
prova la chiave nella serratura,
prova a suonare la campanella…
Bambino, prepara la cartella!
Immagine tratta dal volume:
“L’età fiorita : letture per la terza classe elementare” di Bruno Grella
(Società Editrice Internazionale, 1950) Illustrazioni di Giovanni De Gaspari
LATISANA, 10 SET - Una donna è morta annegata nell'abitacolo della propria auto rimasta intrappolata in un sottopasso allagato a Latisana (Udine). Un carabiniere, giunto sul posto dopo la chiamata al 112, si è lanciato in acqua ed è riuscito ad estrarla dall'abitacolo, ma questo non ha impedito il decesso. Il militare dell'Arma è stato ricoverato in ospedale in codice verde. Sul posto stanno operando i vigili del fuoco con numerosi equipaggi. L'intera zona tra Latisana e Lignano ha subito pesanti disagi e allagamenti per l'ondata di maltempo abbattutasi tra la notte scorsa e stamattina. (ANSA).
Nata con la finalità di colmare il vuoto istituzionale nei riguardi del diritto degli appartenenti alla comunità slovena della provincia di Udine di istruire i propri figli in sloveno quale lingua di riferimento delle parlate locali, la scuola ha sviluppato un proprio modello culturale e didattico. Partendo dalla realtà locale, questo modello: - assicura pari dignità ed importanza alla lingua slovena e a quella italiana; - tende a consolidare l’identità linguistica e culturale dei bambini appartenenti alla comunità slovena.
TORRE -TER Nasci dalla catena dei Musi vicino al confine do...